Contenuto Principale
El Nost Cumün, una conquista di civiltà PDF Stampa E-mail
Martedì 10 Ottobre 2017 10:03

EC 71 - Luigi AlbertiniNegli anni Settanta i Sindaci compresero che la formula migliore per coinvolgere i cittadini nella vita municipale era rappresentata dalla stampa di un periodico comunale. Il progetto era stato attuato, con formule variegate e niente affatto uniformi, dai grossi Comuni e, con l'accrescere del livello culturale, trovò per l'appunto un'estensione quasi generale anche nelle comunità medie e piccole, fermo restando il criterio (cioè il tipo di prodotto) diversificato. Ciascuno stampava il bollettino a proprio piacimento, forse anche a propria immagine e somiglianza.

Quando gli amministratori di Graffignana mi chiesero di occuparmi del loro periodico feci subito chiarezza: per le dimensioni del paese in cui veniva prodotto, doveva trattarsi di un informatore del programma amministrativo locale, arricchito, per quanto possibile, da servizi in cui si argomentavano le difficoltà incontrate per l'attuazione dei progetti nei vari campi della vita comunale.
Un periodico informativo e formativo. Devo ammettere che quella linea fu sposata e attuata in tutto e per tutto. Posso assicurare che la gente di Graffignana trovò il prodotto molto interessante e coinvolgente: un modo assai pratico per vivere la vita delle questioni comunali. Sulla scia dei bollettini dei Comuni più grandi si decise di lasciare spazio anche alle minoranze: una scelta di dirottare il periodico da informatore a palestra di democrazia.
Va da se che col passare degli anni (e delle amministrazioni), la scure ha colpito la pubblicazione dei periodici comunali: buon per Graffignana che nel corso degli anni si è continuato a pubblicare il bollettino, mantenendo il confezionamento tipico della prima edizione.
Resto dell'idea che per paesi come Graffignana il giornalino rimane la formula vincente per garantire una presenza genuina sulle questioni affrontate delle civiche amministrazioni. Un servizio vincente per la democrazia e la partecipazione: farne a meno spesso significa coltivare la pratica del "tutto è dovuto", e questo non rappresenta un segno di civiltà.

Luigi Albertini